Lilac Wine


Sentimenti
ottobre 30, 2009, 9:22 pm
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C’è qualcosa di dispotico ed insieme di ribelle e rivoluzionario nei sentimenti che agitano l’animo umano. Essi arrivano non richiesti, si insinuano non invitati, se ne vanno non respinti. Pretendono di dominare, di essere monarchi assoluti, e vi riescono, con la presuasione o con la violenza. Sono despoti assoluti, vani e capricciosi come dèi greci, che non sentono ragione, non si lasciano domare nè ammansire da niente e nessuno; come bambini pretendono sempre di restare a giocare ancora un po’, quando ne hanno voglia, e quando non vogliono più non c’è modo di costringerli a rimanere: si ribellano e corrono lontani, ridendo della stupidità umana.

Ma come rivoluzionari piombano sull’ordinato sistema della ragione, che si illude di governare giustamente la vasta e multiforme landa dell’animo umano, e ne sconvolgono l’equilibrio, ne annientano il potere con la loro sola presenza. Ed esattamente come una rivoluzione, questo asconvolgimento avviene perchè necessario, inevitabile e inconsciamente desiderato, bramato.

C’è qualcosa di buffo nei sentimenti: creature invincibili, sempre respinte, sempre pretese.



Nobel per la pace a Barack Obama
ottobre 15, 2009, 8:54 pm
Filed under: !reality, !respect, barack obama | Tag: , , , , ,

Tra una cosa e l’altra, ancora non sono riuscita a scrivere nulla sull’assegnazione del Nobel per la pace ad Obama; poichè però tengo particolarmente a parlarne, lo faccio ora, benchè in clamoroso ritardo.

Molti hanno affermato che sia stata una scelta avventata, che Obama è da poco stato eletto e ancora non ha concretamente fatto molto di tutto quanto ha promesso. Io dico che un uomo di 47 anni, presidente della nazione più potente del mondo, che non solo annuncia progetti grandiosi, ma si sbatte per metterli in atto (perchè, sì, non neghiamo l’evidenza: è presto per dire se ce la farà o meno, ma è lampante che si sta impegnando, che ce la sta mettendo tutta) si merita un riconoscimento a livello mondiale. Lo so, il Nobel è roba grossa, ma io ho fiducia in Obama, e se forse ora può sembrare una scelta affrettata, sono sicura che il tempo dimostrerà che è stato meritato pienamente.

Ogni volta che sento un suo discorso, mi viene da pensare: sta cambiando qualcosa. Mi mette addosso speranza, ottimismo, anche se sta dall’altra parte dell’Oceano e so che la merda che abbiamo qua in Italia non passerà solo perchè Obama è un grande. Ma resta il fatto che Obama è davvero un grande.

E io dico che Obama ce la fa.

Change we need.



Manifestazione per la libertà di stampa
ottobre 3, 2009, 7:35 pm
Filed under: !reality, !respect

3 Ottobre 2009; Roma, Piazza Del Popolo. 300.000 persone, a quanto pare.

Tutte lì per un solo motivo: manifestare per la libertà di stampa.

Non so se sia una bella cosa, dover arrivare a fare una manifestazione per difendere uno dei diritti più sacri dei cittadini. Libertà di stampa, libertà di informare ed essere informati. Ed essere informati porta immancabilmente ad essere liberi di fare una scelta.

Hanno detto che è una sorta di buffonata (Bonaiuti); che è una manifestazione di tipo politico, anti-governativo nella quale c’e’ commistione tra i giornalisti e i partiti all’opposizione (Frattini). Ma 300.000 persone si sono presentate a Piazza Del Popolo, quindi forse il problema c’è, è reale. Forse non sono sempre questi comunisti che si inventano le cose, che si infiltrano in telegiornali, quotidiani, scuole, magistrature, asili nido, pastifici, cartolerie… per metterlo nel culo a Berlusconi. Magari fossero capaci di farlo. E invece, se lui è ancora al governo e l’informazione subisce una subdola e per questo ancora più pericolosa censura, è evidente che in Italia c’è del marcio. C’è del marcio dappertutto.

Se ne sono accorti tutti. I giornali stranieri si schierano a favore della manifestazione (Economist),  e titolano, tra l’altro: Berlusconi dichiara guerra alla Rai, Censura in Italia, Il bulletto delle donne eccetera; The Guardian ha pubblicato un appello perchè i problemi di libertà di stampa in Italia vengano considerati a livello europeo.

Qualcosa mi dice che tutti questi giornalisti stranieri non sono comunisti coglioni eccetera eccetera. E dovrebbe suggerirlo anche a chi sta al governo.

 



A matter called: Tokio Hotel
settembre 28, 2009, 10:58 pm
Filed under: !music, !respect

Dunque. Parliamo un po’ di una band tedesca, quattro ragazzi poco più grandi di me che da due anni stanno scassando le balle al panorama musicale internazionale. I Tokio Hotel.

Devo dire che, fino a pochissimo tempo fa, ero abbastanza “anti”; cioè, non li potevo nè vedere nè sentire. In realtà, qualche tempo fa ho cominciato a riflettere su questa cosa e sono riuscita a riconoscere che in realtà non li avevo mai degnati di nessuna attenzione, nemmeno di un misero ascolto che possa essere definito tale. Di primo impatto, avevo classificato la voce di Bill Kaulitz tra quelle che non mi piacciono, e finita lì.

Però, poichè la mia migliore amica li segue e li adora da due anni, ormai, e sapendo che lei non è affatto ignorante musicalmente, mi sono chiesta: ma non è che dietro a questa esagerata popolarità c’è anche del talento – o qualcosa che gli si avvicina?

Dopo aver perseverato non poco, è riuscita a convincermi ad ascoltare seriamente qualche loro pezzo; mi ha dato i titoli di alcune canzoni in tedesco, ho aperto youtube e via. Di primo impatto, c’era ancora la diffidenza verso qualcosa che mi ero abituata a considerare completamente fuori dai miei gusti, però mi sono trovata costretta a riconoscere che non fanno poi così schifo come pensavo. Le canzoni hanno un’idea, quanto meno; sanno dove andare a parare, insomma. Come artisti, hanno una loro originalità e identità, qualcosa che ti fa dire: questi sono loro e non può essere nessun altro. Per cominciare, ho lasciato perdere i testi (di cui ovviamente da sola non capisco una mazza, trattandosi di tedesco) e mi sono concentrata sulla melodia: in alcune, è molto… come dire, menosa; ma nella maggior parte, ha un suo perchè, una certa forza espressiva. Dopo essermi forzatamente messa l’anima in pace nel riconoscere che Tom Kaulitz (chitarrista) suona bene, molto bene, mi sono dedicata ai testi. E qui giungono le sorprese migliori: i testi hanno un senso. No, non sto ironizzando, sono mortalmente seria! Sembra una cosa scontata, invece non è così facile trovare delle canzoni che dicano cose sensate, che parlino di qualcosa che esiste veramente. Certo, non trattano di massimi sistemi filosofico-scientifici nei loro brani, ma mi sembra anche giusto: sono giovani, sono ragazzi, trattano temi adatti a loro. Non si può pretendere che cantino della prospettiva Nevsky, sarebbe grottesco; no, quello lasciamolo fare a Battiato eccetera, mi sembra molto più naturale ed adeguato. Ma, nella loro semplicità giovane, queste parole hanno un senso, un senso bello, hanno forza, ti trasmettono qualcosa e non sono nemmeno accozzate così male, anzi.

Insomma, mi sono ricreduta sui Tokio Hotel. Sostengo ancora che il nome sembri quello di un motel a ore, ma mi sono ricreduta su di loro. In fondo, mi sono ritrovata a canticchiare le loro canzoni e la cosa non mi è dispiaciuta affatto. Mi sono commossa ascoltando In Die Nacht (da cui parte del mio nick, sì) e non me ne vergogno per nulla, perchè dovrei? E’ una cosa bella, trasmettere sentimenti; sono sempre pronta a riconoscerne il merito a chi ci riesce.

E poi, devo dire che da quando ho visto questo video (http://www.youtube.com/watch?v=eQEcqXOcFRI), li stimo tantissimo. Ci vuole intelligenza per fare una cosa del genere, non c’è niente da fare.

Lucy



Inizio
settembre 28, 2009, 2:29 pm
Filed under: !scattered words

Bene, eccomi qua. Era un secolo che volevo aprire un blog su wordpress, ma non mi decidevo mai. Sarà che dopo un po’ li abbandono tutti, i blog. Non so perchè, esattamente. Il più longevo è durato un anno circa; poi, a poco a poco, è morto. La verità è che mi ero resa conto che, da quando avevo scritto i primi post, ero cambiata moltissimo. E, non so perchè, questa cosa mi ha messo ansia e mi ha tolto la voglia di continuare a pubblicare su quel blog. Nell’anno trascorso da quando ho abbandonato quel mio primo blog, ho provato ad aprirne centinaia d’altri, ma dopo poco – una settimana al massimo – li cancellavo o li lasciavo lì, senza più scriverci.

Ora però mi è venuta voglia di avere di nuovo un posto mio, dove scrivere le mie cazzate, dove pensare o evitare di farlo; insomma, un piccolo spazio di sfogo. Chissà, magari questa volta un po’ dura…

Lucy




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